E' di questi giorni la vicenda del Procuratore Generale della Corte di Appello di Ancona, Gaetano Dragotto, e del suo blog nato per commentare casi eclatanti di malagiustizia, e fatto oscurare perchè ritenuto inopportuno. La vicenda del Procuratore sembra muoversi su due linee direttrici.Da un lato si assiste, già dallo scorso febbraio, all'apertura di un fascicolo da parte della Prima Commissione di Palazzo dei marescialli, che aveva convocato lo stesso Dragotto per avere spiegazioni del suo blog, insieme ad altri magistrati del distretto di Ancona. Il Plenum del Csm aveva comunque all'epoca archiviato la vicenda (opponendosi alla richiesta di non riconfermare Dragotto) “non essendovi provvedimenti di propria competenza da adottare», ma nello stesso tempo aveva disposto la trasmissione degli atti ad Alfano e al pg della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. E a Dragotto non aveva risparmiato critiche, parlando di una sua «caduta di stile».
Di questi giorni invece la decisione del Csm che mercoledì 1 luglio non ha confermato Gaetano Dragotto nel suo incarico di Procuratore generale delle Marche, proprio per la vicenda del suo diario on-line, teminera.blogspot.com.
Ma per Dragotto “il blog è solo un pretesto, che nasconde giochi di potere tutti interni alla magistratura. Erano in ballo poltrone molto ambite. Soprattutto quella di avvocato generale della Repubblica, il numero due della Procura generale di Roma”, un posto per il quale Dragotto aveva presentato domanda. Come a dire...una condanna a morte rimandata di qualche mese!
Il secondo filone vede invece il procuratore generale Dragotto impegnato nella fase due dell'inchiesta Ccs, sulla compravendita dell'area portuale di Ancona, acquistata nel 2001 dalla società Anconambiente per 5,1 miliardi di vecchie lire, che ha visto indagati i due ex sindaci dorici Galeazzi e Sturani (area Pd) accusati di aver favorito l'imprenditore portuale Alberto Rossi. Nelle venti pagine di richiesta di rinvio a giudizio inviata al Gup, il Pg Gaetano Dragotto e il sostituto Filippo Gebbia accusano i due ex sindaci di concussione per aver indotto l’allora presidente di Anconambiente Umberto Montanari ad acquistare per 5,1 miliardi di lire l’area ex Ccs, procurando un vantaggio enorme a Rossi, che l’aveva rilevata dalla Carboni e derivati per circa 3 miliardi, e un grave danno alla Spa dei rifiuti.
Dragotto dice: “Questa vicenda non ha assolutamente niente a che vedere con la richiesta di processo per Sturani e Galeazzi, la procedura è iniziata diverso tempo fa, quando ancora non c’era stata l’avocazione del caso Ccs. Non c’entra la politica, sono stati i colleghi magistrati a bocciarmi per il blog”. Dragotto fa inoltre sapere che se saranno confermate le indiscrezione secondo cui questa decisione è legata alla vicenda del blog, rassegnerà le dimissioni dalla magistratura. .
Corriere Adriatico 1 luglio 2009
Caso Ccs, il Pg Dragotto chiede un processo per concussione
“A giudizio Sturani e Galeazzi”
Ancona - Il procuratore generale Dragotto ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per concussione dell’ex sindaco del Pd Fabio Sturani e del suo predecessore Renato Galeazzi, nell’inchiesta sulla compravendita dell’area portuale ex Ccs, acquistata nel 2001 dalla società Anconambiente per 5,1 miliardi di vecchie lire. Sono accusati di aver favorito l’imprenditore portuale Alberto Rossi.
“A giudizio Sturani e Galeazzi”
Ancona - Il procuratore generale Dragotto ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per concussione dell’ex sindaco del Pd Fabio Sturani e del suo predecessore Renato Galeazzi, nell’inchiesta sulla compravendita dell’area portuale ex Ccs, acquistata nel 2001 dalla società Anconambiente per 5,1 miliardi di vecchie lire. Sono accusati di aver favorito l’imprenditore portuale Alberto Rossi.
La parola al Gup che deve fissare la data dell’udienza
Ancona - Si biforca l’inchiesta-bis sulla Ccs. La procura generale ha inviato all’ufficio del Gip la richiesta di archiviazione del reato di corruzione per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri, e l’ha notificata ai diretti interessati e alle presunte parti offese come Anconambiente. Qualcuno potrebbe voler rinunciare alla prescrizione e affrontare il processo. Il giudizio lo rischiano tutti per malversazione, mentre il funzionario regionale Strali è accusato di abuso d’ufficio. Sturani e Galeazzi devono anche rispondere di concussione. Ora il Gup deve fissare la data dell’udienza preliminare - che finirà in agenda presumibilmente per il prossimo autunno - dove si deciderà se gli imputati meritano il processo. A parere del procuratore generale Dragotto e del suo vice Gebbia, a proposito degli ex sindaci vale l’impostazione dell’avviso di chiusura delle indagini. Galeazzi e Sturani avrebbero “abusato dei loro poteri di pubblici ufficiali per il fatto che Anconambiente fosse dapprima azienda speciale e poi Spa quasi integralmente partecipata dallo stesso Comune”, in cambio di “denaro e altre utilità promesse” che avrebbero utilizzato “anche per rafforzare i loro poteri politici in occasione delle elezioni comunali del 2001 nelle quali Sturani era candidato a sindaco e si presentava come continuatore dell’azione politica di Galeazzi”.
Ancona - Si biforca l’inchiesta-bis sulla Ccs. La procura generale ha inviato all’ufficio del Gip la richiesta di archiviazione del reato di corruzione per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri, e l’ha notificata ai diretti interessati e alle presunte parti offese come Anconambiente. Qualcuno potrebbe voler rinunciare alla prescrizione e affrontare il processo. Il giudizio lo rischiano tutti per malversazione, mentre il funzionario regionale Strali è accusato di abuso d’ufficio. Sturani e Galeazzi devono anche rispondere di concussione. Ora il Gup deve fissare la data dell’udienza preliminare - che finirà in agenda presumibilmente per il prossimo autunno - dove si deciderà se gli imputati meritano il processo. A parere del procuratore generale Dragotto e del suo vice Gebbia, a proposito degli ex sindaci vale l’impostazione dell’avviso di chiusura delle indagini. Galeazzi e Sturani avrebbero “abusato dei loro poteri di pubblici ufficiali per il fatto che Anconambiente fosse dapprima azienda speciale e poi Spa quasi integralmente partecipata dallo stesso Comune”, in cambio di “denaro e altre utilità promesse” che avrebbero utilizzato “anche per rafforzare i loro poteri politici in occasione delle elezioni comunali del 2001 nelle quali Sturani era candidato a sindaco e si presentava come continuatore dell’azione politica di Galeazzi”.
Per il Pg dall’imprenditore hanno ricevuto in cambio contributi elettorali e un vantaggio per l’asse politico
Sturani e Galeazzi, chiesto il processo
Ex Ccs, la procura generale accusa di concussione gli ex sindaci per aver favorito Alberto Rossi
Ancona - Uno scambio di favori. All’imprenditore del porto Alberto Rossi un super affare sullo spiazzo di 18 mila metri quadrati, agli ex sindaci Fabio Sturani e Renato Galeazzi contributi elettorali e cemento per il potere politico. Un patto illecito per la procura generale, che chiede un processo sull’affaire che ha scosso Palazzo del popolo provocando una crisi politica e le elezioni anticipate.
Ex sindaci nel mirino
Sturani e Galeazzi sono gli indagati eccellenti della fase due dell’inchiesta. Nelle venti pagine di richiesta di rinvio a giudizio inviata al Gup, il Pg Gaetano Dragotto e il sostituto Filippo Gebbia li accusano di concussione per aver indotto l’allora presidente di Anconambiente Umberto Montanari ad acquistare per 5,1 miliardi di lire l’area ex Ccs, procurando un vantaggio enorme - sostengono i magistrati - a Rossi, che l’aveva rilevata dalla Carboni e derivati per circa 3 miliardi, e un grave danno alla Spa dei rifiuti. Anconambiente già utilizzava con un contratto di locazione la superficie che la programmazione urbanistica destinava a parcheggio, finalità ben diversa dallo stoccaggio dell’immondizia. Per la procura generale gli amministratori hanno chiuso gli occhi davanti al bidone tirato ad Anconambiente per favorire Rossi, con un tornaconto economico e politico.
Lo scambio di favori
La contropartita per Sturani era l’assunzione nella società Servizi assicurativi di Alberto Rossi, e i contributi elettorali per 33.500 euro da società facenti capo all’ad di Frittelli Marittime. Il gruppo di imprese avrebbe supportato allo stesso modo pure la campagna di Galeazzi alle elezioni che lo avrebbero portato in parlamento nel 2001. Nella tesi della procura, i sostegni economici hanno rafforzato l’asse politico-affaristico tra da Galeazzi e l’ex delfino Sturani, connubio immortalato dai flash sulla festa per la prima vittoria di Sturani e sull’abbraccio per il bis concesso nel 2006.
L’accusa di malversazione
Insieme Sturani e Galeazzi anche nel sospetto di malversazione, perché l’acquisizione dell’area - che avrebbero determinato abusando dei poteri di pubblici ufficiali - ha caricato sulle spalle di Anconambiente anche il debito di 118 mila euro, contributo concesso dalla Regione alla Ccs per opere mai realizzate. Stesso reato ipotizzato anche per Alberto Rossi, ex proprietario dell’area, Loris Onofri, altro amministratore Ccs, e per l’ex numero uno di Anconambiente Umberto Montanari. Il funzionario della Regione Umberto Strali è accusato di abuso d’ufficio per non aver vigilato sulla pratica. Montanari, convinto di poter dimostrare che non sapeva dei finanziamenti, ha rinunciato alla prescrizione che maturerà a settembre. Tempo già scaduto per la corruzione. Il Pg ha chiesto al Gip l’archiviazione per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri.
Sturani e Galeazzi, chiesto il processo
Ex Ccs, la procura generale accusa di concussione gli ex sindaci per aver favorito Alberto Rossi
Ancona - Uno scambio di favori. All’imprenditore del porto Alberto Rossi un super affare sullo spiazzo di 18 mila metri quadrati, agli ex sindaci Fabio Sturani e Renato Galeazzi contributi elettorali e cemento per il potere politico. Un patto illecito per la procura generale, che chiede un processo sull’affaire che ha scosso Palazzo del popolo provocando una crisi politica e le elezioni anticipate.
Ex sindaci nel mirino
Sturani e Galeazzi sono gli indagati eccellenti della fase due dell’inchiesta. Nelle venti pagine di richiesta di rinvio a giudizio inviata al Gup, il Pg Gaetano Dragotto e il sostituto Filippo Gebbia li accusano di concussione per aver indotto l’allora presidente di Anconambiente Umberto Montanari ad acquistare per 5,1 miliardi di lire l’area ex Ccs, procurando un vantaggio enorme - sostengono i magistrati - a Rossi, che l’aveva rilevata dalla Carboni e derivati per circa 3 miliardi, e un grave danno alla Spa dei rifiuti. Anconambiente già utilizzava con un contratto di locazione la superficie che la programmazione urbanistica destinava a parcheggio, finalità ben diversa dallo stoccaggio dell’immondizia. Per la procura generale gli amministratori hanno chiuso gli occhi davanti al bidone tirato ad Anconambiente per favorire Rossi, con un tornaconto economico e politico.
Lo scambio di favori
La contropartita per Sturani era l’assunzione nella società Servizi assicurativi di Alberto Rossi, e i contributi elettorali per 33.500 euro da società facenti capo all’ad di Frittelli Marittime. Il gruppo di imprese avrebbe supportato allo stesso modo pure la campagna di Galeazzi alle elezioni che lo avrebbero portato in parlamento nel 2001. Nella tesi della procura, i sostegni economici hanno rafforzato l’asse politico-affaristico tra da Galeazzi e l’ex delfino Sturani, connubio immortalato dai flash sulla festa per la prima vittoria di Sturani e sull’abbraccio per il bis concesso nel 2006.
L’accusa di malversazione
Insieme Sturani e Galeazzi anche nel sospetto di malversazione, perché l’acquisizione dell’area - che avrebbero determinato abusando dei poteri di pubblici ufficiali - ha caricato sulle spalle di Anconambiente anche il debito di 118 mila euro, contributo concesso dalla Regione alla Ccs per opere mai realizzate. Stesso reato ipotizzato anche per Alberto Rossi, ex proprietario dell’area, Loris Onofri, altro amministratore Ccs, e per l’ex numero uno di Anconambiente Umberto Montanari. Il funzionario della Regione Umberto Strali è accusato di abuso d’ufficio per non aver vigilato sulla pratica. Montanari, convinto di poter dimostrare che non sapeva dei finanziamenti, ha rinunciato alla prescrizione che maturerà a settembre. Tempo già scaduto per la corruzione. Il Pg ha chiesto al Gip l’archiviazione per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri.
Corriere Adriatico 3 luglio 2009
La “prostata salvifica” censurata da Temi Nera
Ancona - Nei 43 articoli scritti tra il dicembre 2007 e l’aprile 2008 con il nickname Temi (giustizia) Nera, Dragotto aveva riportato nel blog stralci di sentenze penali, segnalando macroscopici errori di diritto, accompagnati da commenti ironici. Memorabile quello intitolato “Prostata salvifica”, in cui racconta l’assoluzione di un esibizionista che si era sbottonato i pantaloni davanti a una bimba. S'era difeso dicendo che soffriva di prostata e aveva urgente necessità di far pipì. Il giudice lo aveva assolto con questa motivazione: “L'uomo, pur trovandosi in una delle più trafficate vie della città, a causa di una patologia alla prostata documentata dalla cartella clinica, non sarebbe riuscito a trattenersi dalla necessità di urinare”. “Del tutto inutile per il giudice - chiosa Dragotto - verificare perché poi l'imputato non abbia urinato, ma sia riuscito a scappare dal padre della bambina e perché, visto il bisogno impellente non si sia rivolto verso il muro”. “Lo scopo del mio blog - ha sempre spiegato il Pg - non era quello di dileggiare, ma di suscitare un dibattito nella magistratura ed evitare altri casi di sciatteria. Senza mai fare nomi”.
Ancona - Nei 43 articoli scritti tra il dicembre 2007 e l’aprile 2008 con il nickname Temi (giustizia) Nera, Dragotto aveva riportato nel blog stralci di sentenze penali, segnalando macroscopici errori di diritto, accompagnati da commenti ironici. Memorabile quello intitolato “Prostata salvifica”, in cui racconta l’assoluzione di un esibizionista che si era sbottonato i pantaloni davanti a una bimba. S'era difeso dicendo che soffriva di prostata e aveva urgente necessità di far pipì. Il giudice lo aveva assolto con questa motivazione: “L'uomo, pur trovandosi in una delle più trafficate vie della città, a causa di una patologia alla prostata documentata dalla cartella clinica, non sarebbe riuscito a trattenersi dalla necessità di urinare”. “Del tutto inutile per il giudice - chiosa Dragotto - verificare perché poi l'imputato non abbia urinato, ma sia riuscito a scappare dal padre della bambina e perché, visto il bisogno impellente non si sia rivolto verso il muro”. “Lo scopo del mio blog - ha sempre spiegato il Pg - non era quello di dileggiare, ma di suscitare un dibattito nella magistratura ed evitare altri casi di sciatteria. Senza mai fare nomi”.
Le “toghe rosa” potrebbero non avergli perdonato un titolo salace sull’articolo 69
“Delegittimato per una faida nella magistratura”
Ancona - Per Dragotto il blog è solo un pretesto, che nasconde giochi di potere tutti interni alla magistratura. “Fatti estranei alle Marche, ne sono sicuro”. Erano in ballo poltrone molto ambite. Soprattutto quella di avvocato generale della Repubblica, il numero due della Procura generale di Roma, un posto per il quale Dragotto aveva presentato domanda, oltre a concorrere per presidente del tribunale di Grosseto, la città in cui vive quando non lavora. Aveva chance di farcela anche a Roma, avendo già collezionato vent’anni di incarichi direttivi. Il Pg delle Marche, a chi gli chiede se pensa a una faida interna alla magistratura, risponde “assolutamente sì”. Le prime indiscrezioni che gli sono arrivate vie email, dicono che un peso determinante l’ha avuto la vicenda del blog, “come l’aveva avuto - gli ha scritto un consigliere - nelle precedenti valutazioni delle tue domande”. Ecco l’ipotesi di uno sgambetto. “Basta vedere come si è distribuito il voto del Csm - fa notare -. Non c’entra la politica: tra i favorevoli alla mia conferma ci sono sei togati e tre laici, Siniscalchi del Pd e due del centrodestra, Anedda e Saponara, che di solito votano contro i magistrati di Magistratura Democratica di cui io sono fondatore. Sono stato bocciato soprattutto dai togati e il voto è trasversale alle correnti. Ho avuto contro Magistratura indipendente, di destra, mentre Unicost si è divisa. La chiave di lettura potrebbe essere un tentativo di delegittimarmi anche per altri incarichi”. La mancata conferma in un ufficio direttivo infatti comporta il veto a concorrere per cinque anni ad altri ruoli apicali e il bocciato potrebbe fare solo il sostituto procuratore, giudice, o consigliere di Corte d’appello. Dragotto avverte pure una “venatura femminista” in questo voto del Csm. Le consigliere donne potrebbero non avergli perdonato quel titolo salace sul blog (“Alle ragazze non piace l’articolo 69”) con cui il Pg ironizzava sulla prassi di giovani giudici che a suo parere non applicavano bene l’articolo 69 del codice penale, sul contemperamento tra aggravanti e attenuanti. “Mi ha colpito l’astensione della Maccora, che pure io avevo votato per il Csm. Mi aveva già detto che non le era piaciuta quella nota sul 69”.
“Delegittimato per una faida nella magistratura”
Ancona - Per Dragotto il blog è solo un pretesto, che nasconde giochi di potere tutti interni alla magistratura. “Fatti estranei alle Marche, ne sono sicuro”. Erano in ballo poltrone molto ambite. Soprattutto quella di avvocato generale della Repubblica, il numero due della Procura generale di Roma, un posto per il quale Dragotto aveva presentato domanda, oltre a concorrere per presidente del tribunale di Grosseto, la città in cui vive quando non lavora. Aveva chance di farcela anche a Roma, avendo già collezionato vent’anni di incarichi direttivi. Il Pg delle Marche, a chi gli chiede se pensa a una faida interna alla magistratura, risponde “assolutamente sì”. Le prime indiscrezioni che gli sono arrivate vie email, dicono che un peso determinante l’ha avuto la vicenda del blog, “come l’aveva avuto - gli ha scritto un consigliere - nelle precedenti valutazioni delle tue domande”. Ecco l’ipotesi di uno sgambetto. “Basta vedere come si è distribuito il voto del Csm - fa notare -. Non c’entra la politica: tra i favorevoli alla mia conferma ci sono sei togati e tre laici, Siniscalchi del Pd e due del centrodestra, Anedda e Saponara, che di solito votano contro i magistrati di Magistratura Democratica di cui io sono fondatore. Sono stato bocciato soprattutto dai togati e il voto è trasversale alle correnti. Ho avuto contro Magistratura indipendente, di destra, mentre Unicost si è divisa. La chiave di lettura potrebbe essere un tentativo di delegittimarmi anche per altri incarichi”. La mancata conferma in un ufficio direttivo infatti comporta il veto a concorrere per cinque anni ad altri ruoli apicali e il bocciato potrebbe fare solo il sostituto procuratore, giudice, o consigliere di Corte d’appello. Dragotto avverte pure una “venatura femminista” in questo voto del Csm. Le consigliere donne potrebbero non avergli perdonato quel titolo salace sul blog (“Alle ragazze non piace l’articolo 69”) con cui il Pg ironizzava sulla prassi di giovani giudici che a suo parere non applicavano bene l’articolo 69 del codice penale, sul contemperamento tra aggravanti e attenuanti. “Mi ha colpito l’astensione della Maccora, che pure io avevo votato per il Csm. Mi aveva già detto che non le era piaciuta quella nota sul 69”.
“Questa vicenda non ha niente a che vedere con la richiesta di processo per Sturani e Galeazzi”
Il Csm boccia il procuratore-blogger
Il Pg Dragotto non confermato dal Csm per il suo diario on line. “Mi dimetto e riapro il sito”
Ancona - Il procuratore-blogger se ne va. Bocciato dal Csm, deposto dal suo incarico di Pg a quanto pare proprio per il passatempo di commentare sul suo diario on-line - teminera.it - le sentenze più strampalate che gli capitava di leggere. Il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Gaetano Dragotto non è stato confermato nel suo ruolo direttivo dal Consiglio superiore della magistratura, che con 12 voti a favore alla relazione del consigliere Cosimo Ferri, nove contrari e cinque astenuti lo ha esautorato. Contro Dragotto si sono espressi anche il Procuratore generale di Cassazione Esposito ed il primo presidente di Cassazione Carbone. Cinque gli astenuti, tra cui il vicepresidente Nicola Mancino, com’è sua prassi. Il Pg annuncia che si dimetterà subito e reagisce parlando apertamente di una faida interna alla magistratura.
La verifica archiviata
Il blog era costato a Dragotto - 71 anni, Pg delle Marche dal dicembre 2003 - i primi grattacapi già l’inverno scorso. La prima commissione del Csm aveva aperto una pratica dopo le proteste di un giudice donna per certi giudizi salaci espressi nel blog in cui il Pg, senza indicare luoghi né nomi, commentava casi di malagiustizia. Il plenum del Csm a febbraio aveva archiviato il caso escludendo problemi di incompatibilità ambientale, anche se aveva rimproverato al magistrato “una caduta di stile”. S’era preso atto del clima di serenità sancito il 17 dicembre dal voto del Consiglio giudiziario di Ancona che aveva espresso un parere pienamente favorevole alla riconferma di Dragotto “magistrato di elevatissime qualità umane e professionali provvisto di cultura, estesa a svariati settori del sapere, e di preparazione giuridica eccezionale in ogni ramo del diritto”, scrivevano gli otto componenti del consiglio, riconoscendogli “esemplare equilibrio, ineccepibile rigore morale e professionale, non comuni conoscenze informatiche e dotiorganizzative esemplari”. Ma adesso la situazione si ribalta, in occasione della verifica prevista dalla legge ogni quattro anni per i dirigenti degli uffici giudiziari, sottoposti all’esame del Csm per la conferma dell’incarico.
Subito in pensione
Ieri Dragotto, all’indomani della sua bocciatura, ha subito convocato una conferenza stampa al quarto piano del palazzo di giustizia. “Le motivazioni di questa bocciatura saranno rese note non prima di un mese, ma posso anticipare che se saranno confermate le indiscrezione secondo cui questa decisione è legata alla vicenda del blog, rassegnerò le dimissioni dalla magistratura. Il ruolo di procuratore generale richiede la massima legittimazione e io ovviamente non posso restare su questa poltrona da delegittimato. Anzi darò subito le dimissioni, poi nel caso potrò ritirarle e valutare”.
Non c’entra il caso Ccs
La concomitanza del voto del Csm con la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura generale per l’inchiesta Ccs spinge il magistrato a una precisazione: “Questa vicenda non ha assolutamente niente a che vedere con la richiesta di processo per Sturani e Galeazzi, la procedura è iniziata diverso tempo fa, quando ancora non c’era stata l’avocazione del caso Ccs. Non c’entra la politica, sono stati i colleghi magistrati a bocciarmi per il blog”.
Il sì del Consiglio giudiziario
La decisione del Csm, ha voluto sottolineare il Pg, “va in assoluto contrasto con quella del Consiglio giudiziario del distretto, organo di autogoverno locale della magistratura, che si era espresso in modo unanime per la mia conferma. Chi mi ha bocciato non mi conosce affatto. Il blog? Se il capo di un ufficio giudiziario non può neanche in forma anonima esprimere critiche su sentenze sbagliate, ebbene io non voglio fare il capo dell’ufficio. Se la libertà di espressione è negata meglio dimettersi. Non sono l’uomo giusto per fare il Pg, se il Csm ritiene che il dirigente di un ufficio con compiti di sorveglianza non possa parlare, criticare, dare giudizi negativi”.
Le valutazioni sui colleghi
Oltre al blog, Dragotto sospetta che possa aver aver pagato alcuni suoi giudizi sui colleghi. “Se mi contestano valutazioni negative nel consiglio giudiziario nei confronti di colleghi, i quali è capitato che abbiano fatto ricorso, allora che ci sto a fare a dirigere la Procura generale? E’ probabile che il Csm abbia ritenuto che io sia stato particolarmente severo, che abbia evidenziato negatività di magistrati del nostro distretto. Forse avrei dovuto tacere? Sono qui da sei anni, ho dato pareri negativi credo in tre casi”.
Riapre Teminera
E ora? “Se fossi attaccato alla poltrona farei ricorso al Tar per chiedere la sospensiva e al 99% la otterrei. Potrei starmene qui tranquillo fino al 2011, quando comunque decadrei per la rotazione degli incarichi apicali. Ma sarei legittimato, un’anatra zoppa. Tra tre anni dovrei ritirarmi in pensione, ne approfitterò per andarci prima. Mi dimetto subito, entro pochissimi giorni. Cosa farò? Anzitutto riaprirò subito il blog, magari commentando anche certe decisioni del Csm...”
Il Csm boccia il procuratore-blogger
Il Pg Dragotto non confermato dal Csm per il suo diario on line. “Mi dimetto e riapro il sito”
Ancona - Il procuratore-blogger se ne va. Bocciato dal Csm, deposto dal suo incarico di Pg a quanto pare proprio per il passatempo di commentare sul suo diario on-line - teminera.it - le sentenze più strampalate che gli capitava di leggere. Il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Gaetano Dragotto non è stato confermato nel suo ruolo direttivo dal Consiglio superiore della magistratura, che con 12 voti a favore alla relazione del consigliere Cosimo Ferri, nove contrari e cinque astenuti lo ha esautorato. Contro Dragotto si sono espressi anche il Procuratore generale di Cassazione Esposito ed il primo presidente di Cassazione Carbone. Cinque gli astenuti, tra cui il vicepresidente Nicola Mancino, com’è sua prassi. Il Pg annuncia che si dimetterà subito e reagisce parlando apertamente di una faida interna alla magistratura.
La verifica archiviata
Il blog era costato a Dragotto - 71 anni, Pg delle Marche dal dicembre 2003 - i primi grattacapi già l’inverno scorso. La prima commissione del Csm aveva aperto una pratica dopo le proteste di un giudice donna per certi giudizi salaci espressi nel blog in cui il Pg, senza indicare luoghi né nomi, commentava casi di malagiustizia. Il plenum del Csm a febbraio aveva archiviato il caso escludendo problemi di incompatibilità ambientale, anche se aveva rimproverato al magistrato “una caduta di stile”. S’era preso atto del clima di serenità sancito il 17 dicembre dal voto del Consiglio giudiziario di Ancona che aveva espresso un parere pienamente favorevole alla riconferma di Dragotto “magistrato di elevatissime qualità umane e professionali provvisto di cultura, estesa a svariati settori del sapere, e di preparazione giuridica eccezionale in ogni ramo del diritto”, scrivevano gli otto componenti del consiglio, riconoscendogli “esemplare equilibrio, ineccepibile rigore morale e professionale, non comuni conoscenze informatiche e dotiorganizzative esemplari”. Ma adesso la situazione si ribalta, in occasione della verifica prevista dalla legge ogni quattro anni per i dirigenti degli uffici giudiziari, sottoposti all’esame del Csm per la conferma dell’incarico.
Subito in pensione
Ieri Dragotto, all’indomani della sua bocciatura, ha subito convocato una conferenza stampa al quarto piano del palazzo di giustizia. “Le motivazioni di questa bocciatura saranno rese note non prima di un mese, ma posso anticipare che se saranno confermate le indiscrezione secondo cui questa decisione è legata alla vicenda del blog, rassegnerò le dimissioni dalla magistratura. Il ruolo di procuratore generale richiede la massima legittimazione e io ovviamente non posso restare su questa poltrona da delegittimato. Anzi darò subito le dimissioni, poi nel caso potrò ritirarle e valutare”.
Non c’entra il caso Ccs
La concomitanza del voto del Csm con la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura generale per l’inchiesta Ccs spinge il magistrato a una precisazione: “Questa vicenda non ha assolutamente niente a che vedere con la richiesta di processo per Sturani e Galeazzi, la procedura è iniziata diverso tempo fa, quando ancora non c’era stata l’avocazione del caso Ccs. Non c’entra la politica, sono stati i colleghi magistrati a bocciarmi per il blog”.
Il sì del Consiglio giudiziario
La decisione del Csm, ha voluto sottolineare il Pg, “va in assoluto contrasto con quella del Consiglio giudiziario del distretto, organo di autogoverno locale della magistratura, che si era espresso in modo unanime per la mia conferma. Chi mi ha bocciato non mi conosce affatto. Il blog? Se il capo di un ufficio giudiziario non può neanche in forma anonima esprimere critiche su sentenze sbagliate, ebbene io non voglio fare il capo dell’ufficio. Se la libertà di espressione è negata meglio dimettersi. Non sono l’uomo giusto per fare il Pg, se il Csm ritiene che il dirigente di un ufficio con compiti di sorveglianza non possa parlare, criticare, dare giudizi negativi”.
Le valutazioni sui colleghi
Oltre al blog, Dragotto sospetta che possa aver aver pagato alcuni suoi giudizi sui colleghi. “Se mi contestano valutazioni negative nel consiglio giudiziario nei confronti di colleghi, i quali è capitato che abbiano fatto ricorso, allora che ci sto a fare a dirigere la Procura generale? E’ probabile che il Csm abbia ritenuto che io sia stato particolarmente severo, che abbia evidenziato negatività di magistrati del nostro distretto. Forse avrei dovuto tacere? Sono qui da sei anni, ho dato pareri negativi credo in tre casi”.
Riapre Teminera
E ora? “Se fossi attaccato alla poltrona farei ricorso al Tar per chiedere la sospensiva e al 99% la otterrei. Potrei starmene qui tranquillo fino al 2011, quando comunque decadrei per la rotazione degli incarichi apicali. Ma sarei legittimato, un’anatra zoppa. Tra tre anni dovrei ritirarmi in pensione, ne approfitterò per andarci prima. Mi dimetto subito, entro pochissimi giorni. Cosa farò? Anzitutto riaprirò subito il blog, magari commentando anche certe decisioni del Csm...”
Corriere Adriatico 4 luglio
Dragotto, l’ora del silenzio
Il blog dell’alto magistrato per ora è in sonno, le toghe tacciono
Ancona - Il blog dell’alto magistrato per ora è in sonno. L’ultimo articolo è del 2 aprile 2008 e s’intitola “il monotribunale”, racconta di una causa per la declaratoria di nullità di un matrimonio civile in cui il giudice si nomina presidente, sente i testimoni e decide da solo la sentenza, senza che in lui sorgesse alcun dubbio sul fatto “che la causa, per sua natura, dovesse essere decisa da un collegio”. Ma Temi Nera, nickname scelto dal procuratore generale Gaetano Dragotto per commentare casi eclatanti di malagiustizia, potrebbe tornare in azione. Il giudice-blogger ha deciso di appendere la toga al chiodo e di andarsene in pensione, dopo che il Csm non l’ha confermato nel ruolo di Pg delle Marche, proprio per la vicenda del suo diario on-line, teminera.blogspot.com, che ieri era ancora in sonno e registrava circa 2.500 visite. Non farà ricorso per ottenere la sospensiva dal Tar (“non voglio restare inchiodato alla poltrona come un’anatra zoppa”), rassegnerà le sue dimissioni dalla magistratura in cui era entrato nel ’63. Prima però aspetterà le motivazioni della bocciatura del Csm, attese per dopo l’estate. “Ma se è confermato che c’entra il blog - assicura - confermo che andrò in pensione”.
Ieri al palazzo di giustizia di Ancona, dove Dragotto è arrivato nel dicembre del 2003, non si parlava d’altro. Ma i colleghi preferiscono per ora non prendere posizioni in pubblico, anche per rispetto di una decisione del Consiglio superiore della magistratura di cui ancora non si conoscono le motivazioni. La procura della Repubblica di Ancona, retta dal dottor Vincenzo Luzi, sceglie la linea dei silenzio. Tace anche l’Anm Marche, la sezione regionale del sindacato dei magistrati. “Ci siamo sentiti informalmente con gli altri della giunta - diceva ieri il presidente Daniele Paci - per ora si è deciso di non fare dichiarazioni”.
Resta agli atti di questa vicenda il parere con cui gli otto magistrati del distretto che compongono il Consiglio giudiziario delle Marche (Alberto Taglienti, Filippo Gebbia, Giuseppe Luigi Fanuli, Gianmichele Marcelli, Alessandra Panichi, Andrea Laurino, Giovanna Lebboroni e Maurizio Paganelli) avevano chiesto all’unanimità la conferma del Pg Dragotto. “La notevole levatura del dottor Dragotto e i lusinghieri risultati raggiunti nel primo quadriennio lo fanno ritenere del tutto idoneo alla conferma dell’incarico direttivo ricoperto”, si legge nel parere espresso il 18 dicembre. Pareva sopire del tutto, quel gradimento dei colleghi, le polemiche sollevate dal blog di Dragotto, che qualche malumore tra i colleghi l’aveva senz’altro suscitato. “Si tratta di un blog anonimo di cui conoscevano l’indirizzo pochi colleghi - aveva spiegato Dragotto a febbraio, dopo che il Csm aveva escluso problemi di incompatibilità ambientale - Lo scopo era quello di richiedere più attenzione sorridendo, dicendo ’cerchiamo di non combinarle troppo grosse’, senza la pesantezza di richiami formali. E il mio obiettivo l’ho raggiunto, per questo ora il mio blog tace”.
Se i colleghi per ora tacciono, in difesa di Dragotto si schierano gli avvocati. Il presidente del Consiglio dell’ordine di Ancona, Maurizio Barbieri, è molto dispiaciuto della bocciatura del Pg e delle sue dimissioni. “La decisione del Csm, se davvero è fondata solo sul blog, mi pare francamente abnorme. Magari può esserci stato un problema di opportunità, ma il Pg si è sempre dimostrato corretto e disponibile, come categoria non abbiamo nulla da contestargli. La scelta di dare le dimissioni? Dragotto è uomo delle decisioni, ma certo la scelta di lasciare la magistratura dopo 46 anni mi pare grave”.
Il blog dell’alto magistrato per ora è in sonno, le toghe tacciono
Ancona - Il blog dell’alto magistrato per ora è in sonno. L’ultimo articolo è del 2 aprile 2008 e s’intitola “il monotribunale”, racconta di una causa per la declaratoria di nullità di un matrimonio civile in cui il giudice si nomina presidente, sente i testimoni e decide da solo la sentenza, senza che in lui sorgesse alcun dubbio sul fatto “che la causa, per sua natura, dovesse essere decisa da un collegio”. Ma Temi Nera, nickname scelto dal procuratore generale Gaetano Dragotto per commentare casi eclatanti di malagiustizia, potrebbe tornare in azione. Il giudice-blogger ha deciso di appendere la toga al chiodo e di andarsene in pensione, dopo che il Csm non l’ha confermato nel ruolo di Pg delle Marche, proprio per la vicenda del suo diario on-line, teminera.blogspot.com, che ieri era ancora in sonno e registrava circa 2.500 visite. Non farà ricorso per ottenere la sospensiva dal Tar (“non voglio restare inchiodato alla poltrona come un’anatra zoppa”), rassegnerà le sue dimissioni dalla magistratura in cui era entrato nel ’63. Prima però aspetterà le motivazioni della bocciatura del Csm, attese per dopo l’estate. “Ma se è confermato che c’entra il blog - assicura - confermo che andrò in pensione”.
Ieri al palazzo di giustizia di Ancona, dove Dragotto è arrivato nel dicembre del 2003, non si parlava d’altro. Ma i colleghi preferiscono per ora non prendere posizioni in pubblico, anche per rispetto di una decisione del Consiglio superiore della magistratura di cui ancora non si conoscono le motivazioni. La procura della Repubblica di Ancona, retta dal dottor Vincenzo Luzi, sceglie la linea dei silenzio. Tace anche l’Anm Marche, la sezione regionale del sindacato dei magistrati. “Ci siamo sentiti informalmente con gli altri della giunta - diceva ieri il presidente Daniele Paci - per ora si è deciso di non fare dichiarazioni”.
Resta agli atti di questa vicenda il parere con cui gli otto magistrati del distretto che compongono il Consiglio giudiziario delle Marche (Alberto Taglienti, Filippo Gebbia, Giuseppe Luigi Fanuli, Gianmichele Marcelli, Alessandra Panichi, Andrea Laurino, Giovanna Lebboroni e Maurizio Paganelli) avevano chiesto all’unanimità la conferma del Pg Dragotto. “La notevole levatura del dottor Dragotto e i lusinghieri risultati raggiunti nel primo quadriennio lo fanno ritenere del tutto idoneo alla conferma dell’incarico direttivo ricoperto”, si legge nel parere espresso il 18 dicembre. Pareva sopire del tutto, quel gradimento dei colleghi, le polemiche sollevate dal blog di Dragotto, che qualche malumore tra i colleghi l’aveva senz’altro suscitato. “Si tratta di un blog anonimo di cui conoscevano l’indirizzo pochi colleghi - aveva spiegato Dragotto a febbraio, dopo che il Csm aveva escluso problemi di incompatibilità ambientale - Lo scopo era quello di richiedere più attenzione sorridendo, dicendo ’cerchiamo di non combinarle troppo grosse’, senza la pesantezza di richiami formali. E il mio obiettivo l’ho raggiunto, per questo ora il mio blog tace”.
Se i colleghi per ora tacciono, in difesa di Dragotto si schierano gli avvocati. Il presidente del Consiglio dell’ordine di Ancona, Maurizio Barbieri, è molto dispiaciuto della bocciatura del Pg e delle sue dimissioni. “La decisione del Csm, se davvero è fondata solo sul blog, mi pare francamente abnorme. Magari può esserci stato un problema di opportunità, ma il Pg si è sempre dimostrato corretto e disponibile, come categoria non abbiamo nulla da contestargli. La scelta di dare le dimissioni? Dragotto è uomo delle decisioni, ma certo la scelta di lasciare la magistratura dopo 46 anni mi pare grave”.
La relazione al Csm contro Dragotto
“La vicenda del blog aveva creato tensioni”
Ancona - La vicenda del blog aveva “creato all'interno del distretto un clima di tensione e irritazione in un numero indefinito di colleghi, tanto che sull'argomento fu indetta un'apposita assemblea della sezione locale dell'Anm e solo dopo di essa, fu interrotto l'inserimento dei documenti nel blog», dove peraltro, sono tuttora accessibili e visionabili i documenti precedenti. E’ uno dei passaggi della relazione del consigliere Ferri approvata a maggioranza dal Csm, che mercoledì non ha confermato Gaetano Dragotto nel suo incarico di Procuratore generale delle Marche. La relazione fa riferimento anche ad esposti fatti da magistrati del distretto, ma il peso decisivo l’avrebbe avuto proprio il diario on-line tenuto dal magistrato con il nome di Teti Nera per ironizzare su sentenze di colleghi incappati in svarioni a volte clamorosi. Anche se nel blog non c’erano riferimenti né all'autore né agli uffici giudiziari né ai giudici che firmavano le sentenze ne era nato un caso, E sebbene la I Commissione a febbraio vesse archiviato la pratica, nella proposta contraria alla conferma di Dragotto si sottolinea come sia da valutare ai fini dell’idoneità a mantenere l’incarico “la gestione dell'ufficio” e non solo la «competenza tecnica» o “l'autorevolezza culturale e l'indipendenza ad impropri condizionamenti”. E al di là delle intenzioni (“Volevo solo richiamare in modo ironico i colleghi a una maggiore attenzione”) il Pg secondo il consigliere Ferri avrebbe avrebbe generato un “clima di tensione proteste e diffidenza da parte di molti magistrati, che appare incompatibile con la prosecuzione del suo incarico».
Ieri in difesa del Pg Dragotto è intervenuto Salvatore Tornambene, vicesegretario onorario dell’Usp (Unione Sindacale di Polizia), secondo cui il blog “è solo un pretesto per nascondere giochi di potere interni alla magistratura”.
“La vicenda del blog aveva creato tensioni”
Ancona - La vicenda del blog aveva “creato all'interno del distretto un clima di tensione e irritazione in un numero indefinito di colleghi, tanto che sull'argomento fu indetta un'apposita assemblea della sezione locale dell'Anm e solo dopo di essa, fu interrotto l'inserimento dei documenti nel blog», dove peraltro, sono tuttora accessibili e visionabili i documenti precedenti. E’ uno dei passaggi della relazione del consigliere Ferri approvata a maggioranza dal Csm, che mercoledì non ha confermato Gaetano Dragotto nel suo incarico di Procuratore generale delle Marche. La relazione fa riferimento anche ad esposti fatti da magistrati del distretto, ma il peso decisivo l’avrebbe avuto proprio il diario on-line tenuto dal magistrato con il nome di Teti Nera per ironizzare su sentenze di colleghi incappati in svarioni a volte clamorosi. Anche se nel blog non c’erano riferimenti né all'autore né agli uffici giudiziari né ai giudici che firmavano le sentenze ne era nato un caso, E sebbene la I Commissione a febbraio vesse archiviato la pratica, nella proposta contraria alla conferma di Dragotto si sottolinea come sia da valutare ai fini dell’idoneità a mantenere l’incarico “la gestione dell'ufficio” e non solo la «competenza tecnica» o “l'autorevolezza culturale e l'indipendenza ad impropri condizionamenti”. E al di là delle intenzioni (“Volevo solo richiamare in modo ironico i colleghi a una maggiore attenzione”) il Pg secondo il consigliere Ferri avrebbe avrebbe generato un “clima di tensione proteste e diffidenza da parte di molti magistrati, che appare incompatibile con la prosecuzione del suo incarico».
Ieri in difesa del Pg Dragotto è intervenuto Salvatore Tornambene, vicesegretario onorario dell’Usp (Unione Sindacale di Polizia), secondo cui il blog “è solo un pretesto per nascondere giochi di potere interni alla magistratura”.
L'Unità 18 febbraio
Il blog del Pg fa infuriare Alfano
Finisce all'attenzione del ministro della Giustizia e del procuratore generale della Cassazione, cioè dei due titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, il caso del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto, che aveva messo su un blog informatico sul quale ironizzava su macroscopici errori di diritto commessi da giudici del suo distretto in alcune sentenze penali. Il plenum del Csm ha sì archiviato la vicenda, «non essendovi provvedimenti di propria competenza da adottare», ma nello stesso tempo ha disposto la trasmissione degli atti ad Alfano e al pg della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. E a Dragotto non ha risparmiato critiche, parlando di una sua «caduta di stile».
Ad aprire il fascicolo era stata la Prima Commissione di Palazzo dei marescialli che, acquisiti gli articoli pubblicati dal Pg, aveva anche convocato lo stesso Dragotto per aver spiegazioni e altri magistrati del distretto di Ancona. Davanti ai consiglieri Dragotto aveva fatto presente che lo scopo dell'iniziativa non era quello di «dileggiare pubblicamente nessuno», ma di suscitare un dibattito all'interno della magistratura delle Marche, «sui tanti casi di esercizio dell'attività giudiziaria in maniera ritenuta sciatta e gravemente errata».
Scopo riuscito visto che l'Anm locale aveva indetto un'assemblea proprio sul blog, dopo la quale il Pg aveva smesso di scrivere articoli. In ogni caso, aveva chiarito, sul blog il suo nome non era mai comparso, nè quello degli autori delle sentenze commentate e tanto meno vi era stato alcun riferimento ai loro uffici giudiziari.
Fonte: http://www.unita.it/news/81813/il_blog_del_pg_fa_infuriare_alfano
Finisce all'attenzione del ministro della Giustizia e del procuratore generale della Cassazione, cioè dei due titolari dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, il caso del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto, che aveva messo su un blog informatico sul quale ironizzava su macroscopici errori di diritto commessi da giudici del suo distretto in alcune sentenze penali. Il plenum del Csm ha sì archiviato la vicenda, «non essendovi provvedimenti di propria competenza da adottare», ma nello stesso tempo ha disposto la trasmissione degli atti ad Alfano e al pg della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. E a Dragotto non ha risparmiato critiche, parlando di una sua «caduta di stile».
Ad aprire il fascicolo era stata la Prima Commissione di Palazzo dei marescialli che, acquisiti gli articoli pubblicati dal Pg, aveva anche convocato lo stesso Dragotto per aver spiegazioni e altri magistrati del distretto di Ancona. Davanti ai consiglieri Dragotto aveva fatto presente che lo scopo dell'iniziativa non era quello di «dileggiare pubblicamente nessuno», ma di suscitare un dibattito all'interno della magistratura delle Marche, «sui tanti casi di esercizio dell'attività giudiziaria in maniera ritenuta sciatta e gravemente errata».
Scopo riuscito visto che l'Anm locale aveva indetto un'assemblea proprio sul blog, dopo la quale il Pg aveva smesso di scrivere articoli. In ogni caso, aveva chiarito, sul blog il suo nome non era mai comparso, nè quello degli autori delle sentenze commentate e tanto meno vi era stato alcun riferimento ai loro uffici giudiziari.
Fonte: http://www.unita.it/news/81813/il_blog_del_pg_fa_infuriare_alfano
Il Resto del Carlino 18 febbraio 2009
IL BLOG DELLA DISCORDIA
Ironizza su errori dei colleghi magistrati
Il caso Dragotto sul tavolo di Alfano
Saranno il ministro della Giustizia e il procuratore generale della Cassazione a pronunciarsi sul blog informatico del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto, con macroscopici errori di diritto commessi in alcune sentenze
Ancona, 18 febbraio 2009 - Aveva ironizzato su macroscopici errori di diritto commessi da giudici del suo distretto in alcune sentenze penali. Ora il caso del blog informatico del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto finisce all’attenzione del ministro della Giustizia e del procuratore generale della Cassazione, cioè dei due titolari dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.
Il plenum del Csm ha sì archiviato la vicenda, “non essendovi provvedimenti di propria competenza da adottare”, ma nello stesso tempo ha disposto la trasmissione degli atti ad Alfano e al pg della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. E a Dragotto non ha risparmiato critiche, parlando di una sua “caduta di stile”.
Ad aprire il fascicolo era stata la Prima Commissione di Palazzo dei marescialli che, acquisiti gli articoli pubblicati dal Pg, aveva anche convocato lo stesso Dragotto per aver spiegazioni e altri magistrati del distretto di Ancona. Davanti ai consiglieri Dragotto aveva fatto presente che lo scopo dell’iniziativa non era quello di “dileggiare pubblicamente nessuno”, ma di suscitare un dibattito all’interno della magistratura delle Marche, “sui tanti casi di esercizio dell’attività giudiziaria in maniera ritenuta sciatta e gravemente errata”. Scopo riuscito visto che l’Anm locale aveva indetto un’assemblea proprio sul blog, dopo la quale il Pg aveva smesso di scrivere articoli. In ogni caso, aveva chiarito, sul blog il suo nome non era mai comparso, né quello degli autori delle sentenze commentate e tanto meno vi era stato alcun riferimento ai loro uffici giudiziari.
Dragotto aveva anche riferito che l’iniziativa non aveva suscitato malumori nell’ambiente giudiziario, ma su questo era stato smentito dai colleghi ascoltati dal Csm, che però avevano anche ammesso che una volta che il Pg aveva smesso di scrivere, la vicenda non aveva più suscitato riflessi significativi sulla realtà anconetana.
“Al di là della opinabilità dell’iniziativa intrapresa dal dottor Dragotto, in ordine alla quale non può negarsi la caduta di stile nella scelta di alcuni titoli degli articoli pubblicati ed in generale nell’utilizzo di un tono di scherno in ordine alla professionalità dei colleghi - scrive il Csm- si può ritenere che la situazione di contrasti e di proteste inizialmente determinata dai fatti descritti, appare oggi superata”. Una conclusione che trova “conferma oggettiva” in un parere del Consiglio giudiziario di Ancona successivo alla vicenda, contenente “un giudizio senza dubbio molto positivo sulle qualità professionali ed umane del dottor Dragotto”. Di qui la decisione di archiviare.
Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com
Ironizza su errori dei colleghi magistrati
Il caso Dragotto sul tavolo di Alfano
Saranno il ministro della Giustizia e il procuratore generale della Cassazione a pronunciarsi sul blog informatico del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto, con macroscopici errori di diritto commessi in alcune sentenze
Ancona, 18 febbraio 2009 - Aveva ironizzato su macroscopici errori di diritto commessi da giudici del suo distretto in alcune sentenze penali. Ora il caso del blog informatico del procuratore generale di Ancona Gaetano Dragotto finisce all’attenzione del ministro della Giustizia e del procuratore generale della Cassazione, cioè dei due titolari dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.
Il plenum del Csm ha sì archiviato la vicenda, “non essendovi provvedimenti di propria competenza da adottare”, ma nello stesso tempo ha disposto la trasmissione degli atti ad Alfano e al pg della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. E a Dragotto non ha risparmiato critiche, parlando di una sua “caduta di stile”.
Ad aprire il fascicolo era stata la Prima Commissione di Palazzo dei marescialli che, acquisiti gli articoli pubblicati dal Pg, aveva anche convocato lo stesso Dragotto per aver spiegazioni e altri magistrati del distretto di Ancona. Davanti ai consiglieri Dragotto aveva fatto presente che lo scopo dell’iniziativa non era quello di “dileggiare pubblicamente nessuno”, ma di suscitare un dibattito all’interno della magistratura delle Marche, “sui tanti casi di esercizio dell’attività giudiziaria in maniera ritenuta sciatta e gravemente errata”. Scopo riuscito visto che l’Anm locale aveva indetto un’assemblea proprio sul blog, dopo la quale il Pg aveva smesso di scrivere articoli. In ogni caso, aveva chiarito, sul blog il suo nome non era mai comparso, né quello degli autori delle sentenze commentate e tanto meno vi era stato alcun riferimento ai loro uffici giudiziari.
Dragotto aveva anche riferito che l’iniziativa non aveva suscitato malumori nell’ambiente giudiziario, ma su questo era stato smentito dai colleghi ascoltati dal Csm, che però avevano anche ammesso che una volta che il Pg aveva smesso di scrivere, la vicenda non aveva più suscitato riflessi significativi sulla realtà anconetana.
“Al di là della opinabilità dell’iniziativa intrapresa dal dottor Dragotto, in ordine alla quale non può negarsi la caduta di stile nella scelta di alcuni titoli degli articoli pubblicati ed in generale nell’utilizzo di un tono di scherno in ordine alla professionalità dei colleghi - scrive il Csm- si può ritenere che la situazione di contrasti e di proteste inizialmente determinata dai fatti descritti, appare oggi superata”. Una conclusione che trova “conferma oggettiva” in un parere del Consiglio giudiziario di Ancona successivo alla vicenda, contenente “un giudizio senza dubbio molto positivo sulle qualità professionali ed umane del dottor Dragotto”. Di qui la decisione di archiviare.
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